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La pelle del bambino

Pannolini ecologici & protezioni U.V.! Due modi per prendersi cura della pelle del bambino… e non solo.

L’epidermide del neonato è sottilissima e molto fragile ed è, perciò, soggetta facilmente a subire lesioni. È importante, di conseguenza, evitare di esporre il neonato alla luce solare diretta e mantenere la sua pelle costantemente pulita e idratata. Ogni bambino cambia 4500 pannolini usa e getta nei suoi primi 3 anni di vita. Questi si trasformano in una tonnellata di rifiuti indifferenziabili, il 10 % di tutti i rifiuti urbani, che necessitano di 500 anni per decomporsi. I pannolini lavabili sono costituiti da fibre naturalmente assorbenti che garantiscono la traspirazione. In questo modo la pelle dei bimbi non resta a contatto con la plastica e con i componenti chimici utilizzati negli usa e getta per garantire la massima assorbenza. Il risultato? Una diminuzione dei casi di irritazione da pannolino. Le regole per il lavaggio sono poche e semplici. Dopo l’uso del pannolino, togliere eventuali residui solidi con la carta igienica, e buttarli nel Wc. Raccogliere i pannolini sporchi in un secchio con coperchio, che può essere riempito con acqua e bicarbinato di sodio (disinfettante e antiodorante) o olio essenziale di tea tree (antimicotico naturale).

I pannolini si lavano in lavatrice quando il secchio è pieno o insieme al resto del bucato di famiglia (la pipì, a meno d’infezioni in corso, è un liquido sterile perché è filtrato dal sangue). È consigliabile non aspettare più di tre giorni. Usare poco detersivo, un cucchiaino è più che sufficiente, sia perché il detersivo inquina, sia perché i residui sui tessuti possono causare reazioni allergiche alla pelle del bambino, oltre che a rischiare di cerare i pannolini che tenderanno ad assorbire meno. Non usare ammorbidenti, prodotti sbiancanti, disinfettanti o altri additivi chimici. È un ritorno alla schiavitù delle faccende di casa, vissuta dalle nostre nonne e bisnonne? No, loro non avevano la lavatrice. Inoltre, questo e` molto importante, bambini e bambine ritroveranno una sensazione perduta, sentiranno il lieve fastidio di sentirsi bagnati e sarà più precoce il passaggio all’uso del vasino. Nel corso degli ultimi anni è diventata sempre più evidente l’importanza di una corretta protezione nei confronti delle radiazioni UVA e UVB e fortunatamente le persone ne sono sempre più consapevoli. Perché questa consapevolezza si traduca in provvedimenti concreti, un aspetto importante è la scelta di prodotti giusti.

Nella scelta del protettivo solare il primo dato da tenere presente è il fototipo. I bambini con carnagione più chiara sono infatti i più sensibili all’azione dannosa delle radiazioni e devono optare in partenza per un fattore di protezione elevato. Altre condizioni che richiedono l’applicazione di una protezione maggiore sono la diversa latitudine e altitudine (più ci si avvicina all’equatore e più si sale rispetto al livello del mare), l’albedo (ad esempio la presenza di superfici riflettenti come mare, neve, sabbia, ecc.), la stagione (in estate i raggi solari sono più forti), l’orario in cui ci si espone e infine la durata dell’esposizione. È inoltre molto importante tenere presente che la quantità di prodotto che si applica è sempre inferiore a quella utilizzata nei test per la determinazione del fattore di protezione; ciò può portare ad una diminuzione di circa il 30% del potere protettivo del prodotto (il valore riportato sulla confezione). È dunque prudente partire con un indice più alto rispetto a quello calcolato in base alle variabili esposte sopra. Le radiazioni UVA per molto tempo sono state considerate inoffensive, ma in seguito si è scoperto che sono in grado di danneggiare le strutture di sostegno (collagene ed elastina) della pelle e, per questo, sono le principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo.

I raggi UVB sono i maggiori responsabili della comparsa di eritemi, scottature e orticaria. Nei prodotti solari la capacità di proteggere la pelle dalle radiazioni UVB è indicata dall’IP (indice di protezione) o SPF (sun protective factor), con una numerazione che varia da 0 a 50-60, un numero che fa riferimento al tempo di comparsa di eritema sulla pelle in seguito all’applicazione di un fotoprotettivo. In termini pratici, questo numero indica quante volte è possibile moltiplicare il tempo di permanenza al sole prima che la pelle si scotti.