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Massaggio infantile, messaggio d’amore.

«Il massaggio dei neonati è un’arte antica e profonda. Semplice ma difficile, difficile perché semplice come tutto ciò che è profondo».
Frédérick Leboyer Shantala

Ci capita di pensare al significato della pelle solo quando viene in qualche modo violata, magari attraverso un tocco indesiderato, o da qualche fastidioso eritema che ci affrettiamo a cercare di rimuovere.
È solo allora che ci identifichiamo in lei, e la leggiamo non solo come il nostro evidente confine corporeo, ma come nostro rifugio, il rifugio dell’essere. Proviamo a pensare al nostro bambino: la sua pelle ha vissuto nel calore del liquido amniotico registrando memoria di contatto per tanti mesi, poi – massaggiata dalle contrazioni uterine durante l’avventura della nascita e una volta persa la difesa del suo involucro – si trova improvvisamente a sperimentare il freddo di un mondo nuovo e ad assumersi il ruolo di protezione del quale parlavo.

È sulla pelle che il neonato sperimenta, attraverso l’abbraccio materno, il calore e l’accoglienza del mondo della luce. È in quel contatto pelle a pelle che riconosce e ritrova all’esterno la persona di cui ha già memoria, l’amore primario cui si affida creando la continuità tra dentro e fuori.
È qui che si inserisce il massaggio infantile, con la semplicità del contatto rassicurante delle mani che riposano e che contengono, con la stimolazione sensoriale che sviluppa le potenzialità innate del neonato, con il tocco di rilassamento che lo aiuta ad abituarsi con curiosità e senza paura agli stimoli di un mondo fatto di luci e rumori.
La sequenza che oggi Aimi (l’Associazione Italiana di Massaggio Infantile) trasmette ai genitori è nata dalle mani e dal cuore di Vimala McClure, donna statunitense che negli anni Settanta lavorò per un periodo in un orfanotrofio indiano.
La sequenza che Aimi insegna ai genitori in cicli di cinque sedute, pur essendo sempre uguale e ripetuta nello stesso modo in cinquantanove paesi del mondo, lascia spazio alla creatività dei protagonisti. Il massaggio è un momento giocoso, durante il quale si crea empatia tra genitore e bambino. Il bimbo non subisce il massaggio, ma ne è partecipe «suggeritore, provocatore, attore» (Daniel Stern, Le interazioni madre-bambino, Raffaello Cortina), accarezza con il suo sguardo, con il suo sorriso, con i suoi vocalizzi, e rimanda alla mamma e al papà un’immagine positiva di sé. È ancora Vimala McClure (in un articolo intitolato Ascoltando il bambino) a dirci che «il contatto stretto pone le basi dell’autostima. “Ti ascolto, ascolto i tuoi segnali, meriti rispetto e vali per ciò che sei”. Il bambino crescerà sicuro sentendo di avere un posto suo nel mondo.

Quindi il legame affettivo profondo che viene a formarsi durante l’infanzia getterà le basi per una vita ricca di fiducia e coraggio».
Le mani del genitore, eseguendo la sequenza, contenendo, stimolando senza superare la soglia di vulnerabilità, rilassando, disegnano la forma corporea del bambino, che acquista nell’amore la consapevolezza della sua separazione e della sua autonomia. E, ancora, le mani del genitore comunicano calore e movimento, ma sono pronte a interrompersi, ad adattarsi creativamente, a ricominciare, a cercare un ritmo comune, il ritmo dell’onda che va e beneficamente ritorna, il ritmo del dialogo. Nel corso delle sedute anche il temuto pianto diventa a poco a poco meno destabilizzante e i genitori imparano ad accettarlo come segnale di un bisogno da soddisfare piuttosto che come un segnale di rifiuto o di incompetenza. Se per il bambino il tempo è il tempo dell’attesa che intercorre tra la percezione del bisogno e la sua soddisfazione, la proposta di una sequenza, di un rito, lo aiuta a riordinare la successione, a sapere in anticipo ciò che succederà dopo, e a predisporsi alla fiduciosa e rassicurante attesa.
Attraverso l’insegnamento della sequenza del massaggio, non facciamo altro che sostenere mamme e papà nella gioiosa scoperta del proprio bambino, facilitando un processo di reciproca conoscenza e rinforzando la fiducia nelle loro competenze genitoriali. Quello che chiediamo è semplice: ritagliarsi nella frenesia della giornata un momento da dedicarsi per liberare la mente dai pensieri e dialogare col proprio bambino.
Il massaggio è un momento di comunicazione fatto di ascolto e risposte empatiche, è un vero e proprio dialogo, perché del dialogo ha il ritmo, del dialogo rispetta i tempi, silenzi compresi.